McLaren è campione del mondo in carica — sia tra i costruttori che tra i piloti, con Lando Norris sul trono iridato — eppure nessuno sembra volerlo ricordare. In questo inizio stagione di Formula 1 si parla del nuovo motore Mercedes, della Ferrari convincente nei test, del ritorno di Max Verstappen. La squadra di Woking, quella che ha chiuso il 2025 con entrambi i titoli in bacheca, sembra essere scivolata nel dimenticatoio. È uno strano paradosso, e vale la pena capire perché sta succedendo.
Perché il team campione del mondo viene escluso dai pronostici 2026
La spiegazione più diffusa è il nuovo regolamento tecnico, che secondo molti avrebbe rimescolato le carte in modo così radicale da azzerare ogni vantaggio accumulato nel ciclo precedente. L’idea è semplice: nuove regole, nuovo campionato, si riparte da zero. In questa logica, i titoli vinti dalla McLaren diventano quasi irrilevanti come indicatore delle gerarchie future. C’è del vero in questo ragionamento, ma è una lettura parziale e per certi versi pigra. Un team che costruisce una vettura dominante non lo fa per caso. Lo fa grazie a una struttura solida, processi collaudati e una mentalità vincente che non svanisce da un inverno all’altro. La McLaren degli ultimi anni ha risalito la china lentamente, ha capitalizzato ogni opportunità e ha chiuso il cerchio in modo netto. Questo è il profilo di un’organizzazione che sa esattamente quello che fa, indipendentemente dal regolamento in vigore.
Norris campione sminuito, Piastri in discussione: la McLaren ha un problema d’immagine
A peggiorare le cose c’è anche una questione di percezione legata ai due piloti. Lando Norris ha vinto il titolo mondiale, ma una parte consistente degli appassionati ha ridimensionato quella vittoria, quasi fosse frutto delle circostanze più che di un dominio reale. Un giudizio ingeneroso, che ignora la costanza, la velocità di punta e la maturità dimostrate dal pilota britannico nel corso dell’intera stagione. Sul fronte di Oscar Piastri, invece, il calo evidente nel finale del 2025 ha alimentato dubbi concreti sulla sua capacità di reggere la pressione di una lotta per il titolo. Il talento del pilota australiano è fuori discussione, ma le ultime gare dell’anno hanno lasciato qualche punto interrogativo che i critici non hanno perso tempo a sottolineare. Il risultato è una squadra con due piloti finiti entrambi sotto una lente di ingrandimento spietata, proprio nel momento in cui dovrebbero essere celebrati come i detentori dei titoli più ambiti del motorsport mondiale.
McLaren nei test invernali: strategia o debolezza reale?
Durante i test pre-stagionali, la McLaren non ha esattamente brillato per trasparenza. I tempi mostrati non erano particolarmente esaltanti, ma il sospetto concreto è che la scuderia abbia scelto deliberatamente di non scoprire le carte, gestendo i long run e il carico di carburante in modo da non rivelare il vero passo gara. Non sarebbe certo la prima volta nella storia della Formula 1 che un top team usa i test con una strategia comunicativa ben precisa. Se questo scenario fosse confermato, la McLaren potrebbe presentarsi al via della stagione con una freccia nascosta nell’arco, pronta a sorprendere già dalle prime gare del Mondiale 2026.
Escludere la McLaren dalla lotta al titolo è il primo errore che si può fare
Ecco i motivi concreti per cui ignorare la squadra di Woking appare quanto meno avventato:
- È il team campione del mondo in carica, sia tra i costruttori che tra i piloti
- Ha dimostrato una crescita strutturata e progressiva nell’arco di più stagioni
- Dispone di una coppia di piloti giovane, veloce e con fame di risultati
- Nei test potrebbe aver nascosto deliberatamente il vero passo gara
La Formula 1 ama le narrazioni semplici: il dominatore, lo sfidante, la sorpresa. In questo momento la McLaren rischia di diventare la storia più interessante della stagione proprio perché nessuno sembra volerla raccontare. Nella storia del motorsport, i campioni silenziosi sono quasi sempre i più pericolosi. Sottovalutare chi ha già vinto è, quasi sempre, il primo errore che si commette.
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